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mercoledì 08 luglio 2009 |
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L’allattamento al seno è raccomandato da numerosi enti scientifici e politici, fra cui l’Oms, l’Unicef e l’Unione Europea. Eppure l’uso del latte artificiale, sostenuto da forti interessi economici, è sempre più diffuso nel mondo. Janus ha già affrontato la questione nel numero 12 (inverno 2003), intitolato “Alimentare la salute”. Il dossier comprende due interventi sull’uso del latte materno: “Il latte materno: perché resistergli?”, di Leonardo Speri, responsabile dell’ufficio promozione della salute dell’Azienda Ulss 20 di Verona, e “I poveri condannati all’artificiale”, di Adriano Cattaneo, coordinatore del Centro collaboratore dell’Oms per la salute materno infantile. Nell’editoriale, il direttore Sandro Spinsanti sintetizza così gli interventi di Speri e Cattaneo: «In alcune realtà italiane – ancora poche – si cerca di tradurre in atto il programma proposto dall’Oms tramite la rete dei Baby Friendly Hospitals, che promuove l’allattamento al seno. Ma il latte artificiale appare ancora un’allettante scorciatoia, che è necessario contrastare». Più precisamente, Speri analizza gli ostacoli che, anche all’interno del mondo sanitario, si oppongono al latte naturale, ed evidenzia alcuni esempi di buone pratiche. Cattaneo sottolinea invece come la mancanza di sostegno alle madri fa sì che il latte naturale sia una “scelta” soprattutto per le famiglie meno abbienti. Rivolgendosi ai decisori politici, Cattaneo spiega che la soluzione non sta, come proposto da alcuni, nella distribuzione gratuita di latte artificiale, ma in politiche di promozione dell’allattamento al seno e di sostegno alle madri che optano per questa soluzione. Più recentemente, Cattaneo è tornato sul tema, con un intervento sul sito Salute Internazionale dal titolo “Timeo Danone et dona ferentes”. Cattaneo osserva come la disparità sociale nell’allattamento al seno si sta replicando, con perfetta coerenza, a livello internazionale: il fronte della battaglia, alimentato dalle industrie alimentari, si sta spostando nei Paesi in via di sviluppo. Infatti «il mercato degli alimenti per l’infanzia ha ancora le potenzialità per espandersi, ma gli acquirenti bisogna andare a cercarli a) dove nascono i bambini, e cioè in Cina, India e altri Paesi molto popolosi, e b) dove l’economia familiare permette di acquistare questi prodotti, e cioè dove numerosa è la popolazione con reddito tale da rappresentare una potenziale clientela. Fortunatamente per l’industria, molti dei Paesi dove questa seconda condizione si verifica sono tra quelli più popolosi». Ed è infatti nei Paesi in via di sviluppo che le industrie alimentari propongono ora l’offerta del latte artificiale gratuito. La conclusione di Cattaneo è allarmante: «Ci chiamiamo mammiferi perché allattiamo. Ma se non mettiamo in atto, urgentemente, misure per proteggere il bene comune latte materno, potremmo perdere sempre più questa caratteristica, con grave danno, oltre che per la salute e la nutrizione di donne e bambini, per l’equilibrio ecologico del nostro ambiente. E i campi di questa battaglia sono attualmente in India e in Cina». |
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Il medico di famiglia 2.0 |
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venerdì 12 giugno 2009 |
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Un tempo il medico di famiglia era il punto di riferimento, unico e imprescindibile, per qualsiasi problema di salute. La frantumazione delle specializzazioni ha disorientato i pazienti, che oggi consultano sempre più spesso siti web non sempre del tutto affidabili. Ma ormai la rivoluzione della medicina via web è un dato di fatto. Cosa possono fare i medici per adeguarsi? Semplice: potenziare l’offerta di servizi comprendendo il web, ma senza limitarsi all’informatica.
Hello Health, uno studio medico di New York tecnologicamente attrezzato, usa nel rapporto con i pazienti tutti i più moderni strumenti di comunicazione: e-mail, cellulare, sms, video chat, oltre ovviamente all’insostituibile incontro dal vivo. Hello Health si vanta di aver recuperato, nel contesto della medicina del Ventunesimo secolo, il rapporto di quotidianità con il medico di famiglia, raggiungibile in ogni momento. Inoltre si propone come uno strumento per ogni occasione: lo studio comprende infatti specialisti di vari ambiti, comprese le medicine “alternative” (sempre per comprendere tutte le tendenze del momento).
Rimane l’ultimo aspetto della sanità del nostro tempo: le risorse. Il servizio costa 35 dollari al mese, visite escluse: non alla portata di tutti, specialmente in un Paese dove l'assistenza sanitaria gratuita è quasi inesistente e una buona parte della popolazione non ha un’assicurazione sanitaria. |
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Quando la prevenzione è portata all’estremo |
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venerdì 22 maggio 2009 |
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La prevenzione, nei Paesi avanzati, occupa un posto sempre più centrale e di primo piano nel panorama sanitario. Ma quali sono i suoi limiti, e chi li deve stabilire?
Il dibattito è particolarmente sentito nel Regno Unito, dove negli ultimi mesi la discussione più accesa riguarda l’ambizioso programma del primo ministro Gordon Brown. Secondo l’idea del leader laburista, ogni cittadino britannico si sottoporrà gratuitamente a un check up completo, seguito da raccomandazioni sugli stili di vita. Il progetto dovrebbe partire con screening riguardanti categorie a rischio per malattie cardiovascolari e diabete, per poi essere estesi ad altri esami e a tutta la popolazione.
Com’era prevedibile, le critiche sono molte, a partire dall’opposizione di destra che mette in dubbio l’opportunità di destinare una parte importante del bilancio del Servizio sanitario nazionale a un progetto definito “sensazionalistico”.
Anche da esponenti del mondo sanitario, che apprezzano comunque l’importanza riconosciuta alla prevenzione, vengono però critiche al progetto. Le riferisce Deborah Kirklin, curatrice del blog di medical humanities del Bmj, che in un intervento dal titolo ironico “Dottore, sto bene. Mi può aiutare?”, si chiede se non si stia oltrepassando la soglia della medicalizzazione eccessiva della società.
La visione di Brown però si inserisce in una filosofia di ampio respiro: il Regno Unito sarebbe il primo Paese al mondo a completare la transizione da una medicina intesa come trattamento a un sistema sanitario che fornisce informazioni e raccomandazioni per la prevenzione con stili di vita sani. |
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L’agopuntura funziona a caso? |
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venerdì 15 maggio 2009 |
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L’agopuntura è efficace contro il mal di testa, e questa è una buona notizia. Ma la sorpresa è che il beneficio non dipende dall’abilità dell’agopuntore: gli aghi disposti con grande cura da uno specialista e gli aghi messi a caso hanno ottenuto risultati quasi uguali.
Queste conclusioni, frutto di due revisioni da parte dei ricercatori Cochrane, sono secondo alcuni una conferma dell’inutilità dell’agopuntura: «Molti dei benefici clinici dell’agopuntura potrebbero essere dovuti a un potente effetto placebo», ha dichiarato Klaus Linde, del Centro di ricerca sulle medicine complementari della Technische Universität di Monaco, primo firmatario dello studio. Janus si è occupata recentemente dell’annoso dibattito sulle medicine alternative, prima con Francesco Bottaccioli (“Medicine complementari: perché negare l’evidenza?”, in Janus 31), poi, dal punto di vista opposto, con Piero Angela (“Ma la scienza è un’altra cosa”, in Janus 33), che spiega perché essere scettici verso la medicina "non scientifica". Lo studio del Centro Cochrane non metterà certo fine alle discussioni, e lo stesso Linde riconosce la necessità di ulteriori ricerche, magari con agopuntori più esperti. La strada, comunque, è quella giusta: bisogna indagare l’efficacia delle medicine alternative senza pregiudizi, con un metodo rigorosamente scientifico. Leggi l’articolo originale del Centro Cochrane e il commento sul sito Partecipasalute. |
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Comitato etico approva ricerca fasulla |
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venerdì 17 aprile 2009 |
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«Probably very safe» è stato il responso unanime del comitato etico, che ha approvato la sperimentazione di un gel per cicatrici della casa farmaceutica Device Med-Systems. Solo che l’industria e la ricerca presentata erano entrambe fasulle: facevano parte di un’operazione del governo americano per controllare appunto l’operato dei comitati etici (chiamati ufficialmente Institutional Review Board, Irb). Negli Stati Uniti sono sempre più diffusi i comitati etici “commerciali”, cioè esterni alle strutture e a scopo di lucro. Uno di questi è il Coast Irb di Colorado Springs, che è caduto nella trappola: il protocollo della sperimentazione presentava esempi definiti a rischio significativo dalla Food and Drug Administration (Fda). Come si è scoperto in seguito, il Coast Irb aveva approvato tutte le 356 sperimentazioni esaminate negli ultimi cinque anni, e ha fatturato oltre 9 milioni di dollari nel solo 2008. La vicenda, riportata da un articolo sulla rivista New Scientist, ha confermato i timori sollevati da alcuni sulla possibilità di sperimentazioni approvate da comitati etici commerciali senza un controllo adeguato. Ma è anche, verrebbe da dire, la prova dell’efficienza dei meccanismi di controllo, almeno in America. Sul sito del Coast Irb, nei giorni successivi all’uscita dell’articolo del New Scientist, campeggiava una scritta che spiegava che la società ha ricevuto un warning da parte della Fda e sta collaborando “pienamente” per risolvere i problemi. Nel frattempo, il comitato non approverà altri studi. |
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Se la genetica umana impone una nuova prospettiva |
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venerdì 21 dicembre 2007 |
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Quali differenze e quali somiglianze ci sono tra informazione medica classica e informazione genetica? Come inglobare le applicazioni della genetica umana nella pratica medica e scientifica ordinaria? Domande necessarie, considerando l’ampia gamma di problemi etici e sociali che questo campo di ricerca porta con sé. Sempre più evidente, per la società, è infatti il bisogno di trovare e abbracciare comuni metodi di approccio. Leggi il contributo di Amedeo Santosuosso e Carla Caputo. |
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Scene di lotta di classe nella sanità italiana |
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mercoledì 20 giugno 2007 |
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Mario Pirani ha recentemente sostenuto su Repubblica la subordinazione gerarchica dell’infermiere al medico, innescando un’aspra polemica. In realtà, da anni la normativa stabilisce che non esistono più professioni sanitarie principali e ausiliarie, e la laurea in infermieristica è solo la conseguenza di una crescita professionale. Il rischio, secondo alcuni, è che alla dominanza medica si aggiunga quella infermieristica. Leggi gli interventi di Giovanna Vicarelli, Pio Lattarulo e Francesco Germini su Janus 26. |
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Cure palliative: fissati i nuovi standard |
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venerdì 04 maggio 2007 |
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Con il Decreto 43 del 22 febbraio 2007, il ministero della Salute ha definito i nuovi standard relativi all’assistenza ai malati terminali in trattamento palliativo. Otto voci, ognuna comprensiva di indicatore e standard, affrontano alcune problematiche della rete di cure sia a livello domiciliare sia di hospice. |
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